sabato 9 febbraio 2008

Paolo Di Nella PRESENTE! 9-02-1983/9-02-2008. A 25 anni dal suo sacrificio

Venticinque anni fa veniva ucciso Paolo di Nella, militante del Fronte della Gioventù.



Ammazzato dall’autonomia mentre affiggeva manifesti ambientalisti. La notte tra il 2 ed il 3 febbraio del 1983 a Roma due autonomi aggredivano alle spalle il dirigente provinciale del Fronte della Gioventù romana, Paolo di Nella. Paolo era impegnato nella battaglia per il verde pubblico e per l’esproprio di Villa Chigi da destinare a centro culturale. Una tematica sociale che avrebbe coinvolto il suo quartiere sin dall’indomani, attraverso una raccolta di firme. Ma il suo sogno di un quartiere a misura d’uomo e di famiglia si infranse quando una mano assassina, alle spalle, lo colpì con chiavi inglese o spranghe, armamentario “democratico” dell’ultrasinistra.


Tramortito, Paolo tornò a casa. Si sentì male ed in ambulanza entrò in coma. Inutile l’intervento chirurgico: Paolo di Nella, militante del Fronte della Gioventù, lascerà la vita terrena alle ore 20.45 del 9 febbraio 1983, con la testa fracassata come Sergio Ramelli a Milano nel marzo del 1975. Omicidio politico impunito partorito da menti diaboliche e ciniche in un contesto in cui la violenza degli “anni di piombo” si stava affievolendo.


Azione e Tradizione ricorda Paolo di Nella e tutti i camerati caduti sul campo di battaglia a difesa di una visione della vita antitetica agli ideali borghesi e materialisti che sembrano avere la meglio in quest’epoca di decadenza. Idealmente, loro marciano con noi e con tutti coloro i quali hanno preferito la strada stretta dell’Onore alla via larga del potere.

A venticinque anni dalla morte di Paolo cosa ne è rimasto del suo sacrificio? Quali battaglie ambientaliste, culturali e sociali sul territorio hanno trovato seguito nell’azione politica della cosiddetta “destra” italiana? Quale è stata l’alternativa radicale da un punto di vista spirituale ad un mondo che cade in rovina? Interrogativi pesanti come le chiavi inglesi e le spranghe che hanno ammazzato Paolo di Nella.

Camerata Paolo di Nella, R.I.P.

Camerata Paolo di Nella, Presente!

Il Responsabile

Gianvito Armenise


Fonte: ladestra.info

Commercianti inviperiti al mercato di Lanciano: canone per gli spazi da 100 a 1877 euro mensili

I commercianti che operano all'interno del mercato coperto di Lanciano,sono in subbuglio a causa dei nuovi canoni di locazione degli spazi stabiliti dalla Summa Corporation, la societa' che ha provveduto alla ristrutturazione del complesso in project financing, in cambio cioe' dell'affidamento della gestione della struttura concessa dal Comune di Lanciano per i prossimi 20 anni.

Agli esercenti la Summa avrebbe chiesto un canone mensile medio di 1877 euro: 485 per l'occupazione degli spazi, 800 euro per l'utilizzo delle attrezzature e 355 euro al metro quadro per costi di gestione. In passato, invece, il canone si aggirava intorno ai 100 euro mensili.I commercianti, che questa mattina hanno protestato davanti al mercato, si sono rivolti ad un legale per chiedere l'intervento del Comune per la violazione da parte della Summa della convenzione stipulata con l'amministrazione comunale che prevedeva invece l'applicazione di un canone di 485euro al mese.
Il sindaco Filippo Paolini ha gia' inviato una lettera alla societa' per chiedere chiarimenti e sulla vicenda anche il consigliere comunale di minoranza Manlio D'Ortona ha annunciato la presentazione di un'interrogazione al primo cittadino. Nella protesta sono coinvolti anche gli ortolani, che fino ad oggi potevano utilizzare gratis gli spazi del mercato per la vendita dei propri prodotti: d'ora in avanti, invece, dovrebbero sborsare 10 euro al giorno, oltre a rispettare una serie di prescrizioni - come l'utilizzo del camice bianco - prima non richieste. La data di inaugurazione del nuovo mercato coperto, fissata in un primo momento per la meta' dello scorso gennaio, non e' stata comunque ancora stabilita.
Fonte: leggimi.eu

venerdì 8 febbraio 2008

Donna Assunta boccia la lista unica: «Fini non è il padrone del simbolo»

Pubblichiamo di seguito l'intervista a Donna Assunta Almirante sul Corriere della Sera

«Non può mettere la fiamma in soffitta, riunisca la gente di An. Spero che ci ripensi»



«Fini non è il padrone del simbolo di An: se vuole ammainare le bandiere e mettere la fiamma in soffitta, lo dica chiaramente al popolo di destra. Riunisca la gente di An e chieda il permesso agli elettori, bisogna vedere se saranno d'accordo».
Donna Assunta Almirante prende le distanze dal leader di An Gianfranco Fini, che ha aderito al Popolo della libertà di Silvio Berlusconi. La moglie dello storico fondatore del Msi si definisce «in uno stato di confusione totale e- assicura- come me lo saranno molti elettori che sulla scheda elettorale non troveranno più il simbolo della fiamma. Possibile - si chiede- che Fini, di cui tutto si può dire tranne che sia uno stupido, non abbia vagliato più attentamente la situazione prima di prendere questa scelta?». Perché, avverte, «se Fini ha veramente intenzione di mettere il simbolo in soffitta, ci sarà sicuramente qualcuno che si alza in piedi e dice: "Bene, se la fiamma non t'interessa, allora me la prendo io. Ci sarà eccome quel qualcuno...».


Donna Assunta, poi, lascia aperto uno spiraglio: «Spero che sia una decisione momentanea, provvisoria. Dettata dalla consapevolezza che il Pd si può sconfiggere solo uniti». Insomma, sintetizza, se si trattasse di un semplice «accordo elettorale», allora la mossa avrebbe la sua benedizione. Comunque, la scomparsa del simbolo di An, sottolinea Donna Assunta, «resta un fatto molto negativo, che può mettere a rischio l'esito del voto». Poi, una bacchettata alla scelta di andare subito alle urne: «È stato sbagliato chiedere di andare in fretta e furia al voto. Prima- osserva- andava fatta la riforma della legge elettorale: è questo che vuole veramente il popolo. Le elezioni le vogliono solo i partiti e i politici».


Fonte: Il Corriere della Sera 09/02/08

Petizione per dire NO a Mastella nella CDL!

INVITIAMO TUTTI A LEGGERE E SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE RIVOLTA AI LEADERS DELLA CDL PER SCONGIURARE QUALSIASI ACCORDO POLITICO-ELETTORALE CON CLEMENTE MASTELLA!!!
(per sottoscrivere basta inserire i propri dati nell'area COMMENTI)
Ai leaders della Casa delle Libertà
- On. Silvio Berlusconi (Forza Italia)
- On. Gianfranco Fini (Alleanza Nazionale)
- On. Pierferdinando Casini (UDC)
- On. Umberto Bossi (Lega Nord)

I sottoscritti cittadini italiani chiedono con fermezza alle Segreterie Nazionali dei partiti che compongono la Casa delle Libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro, Lega Nord) di scongiurare ogni ipotesi di accordo politico-elettorale con il movimento UDEUR di Clemente Mastella in vista delle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.
I sottoscritti firmatari della presente petizione annunciano sin da ora che, nel caso di intesa elettorale con l’UDEUR, in segno di protesta plateale sono pronti a rinunciare all'esercizio del diritto di voto alle prossime consultazioni elettorali.

Tante sono le motivazioni che spingono ad una simile richiesta.
Reputiamo che il Sen. Mastella rappresenti il peggior esempio che la politica italiana possa offrire: campione eccellente di trasformismo, pronto a salire immediatamente sul “carro dei vincitori”, paladino di una politica affaristica e di piccolo cabotaggio.
Nel 1994 col centro-destra, poi con il centro-sinistra, adesso forse di nuovo con il centro-destra, oltre ad accordi locali sparsi ovunque che vedono l’UDEUR da una parte o dall’altra, ma sempre con la maggioranza: i cittadini italiani sono stufi di questi “pendoli” politici che si spostano secondo la convenienza politica. Crediamo che la visibilità ed il peso politico che si vuole attribuire all’UDEUR sia di gran lunga superiore rispetto al consenso elettorale conquistato.
Non ravvediamo nessuna necessità di una simile alleanza e, ad ogni modo, è meglio perdere le elezioni da soli che vincerle con Mastella.
Crediamo che un accordo politico-elettorale con l’UDEUR, basato sulla condivisione di un programma, rappresenti un “minus” e non un valore aggiunto per la coalizione intera, una perdita di consenso e di credibilità del centro-destra nei confronti del corpo elettorale.
E poi chi ha tradito una volta, è pronto a farlo di nuovo senza remore: già intravediamo il solito gioco di ricatti e di pretese a cui Mastella ci ha abituato in questi anni, senza tralasciare l’aspetto etico di un’intesa con un simile personaggio politico.

Ripercorriamo alcuni episodi importanti della vita e della carriera politica del Segretario Nazionale dell’UDEUR.

• Nel 2000 Clemente Mastella è testimone di nozze del braccio destro di Bernardo Provenzano, Francesco Campanella, l'uomo che fornì a Provenzano i documenti falsi per andare in Francia a operarsi alla prostata. Campanella era il segretario dei giovani dell'UDEUR.

• A luglio 2006, Mastella - in qualità di ministro della Giustizia – propone e fa varare in Parlamento un provvedimento di indulto, che prevede la scarcerazione di circa 15 mila carcerati e uno sconto di pena fino a 3 anni per reati tra i più svariati (tranne i reati di terrorismo, strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro di persona, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura e quelli concernenti la mafia). Nello stesso periodo si esprime a favore della completa impunità per tutti i personaggi e le società coinvolte nell'inchiesta Calciopoli.

• Il 23 ottobre 2006, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge 24 ottobre 2006 n. 269 (meglio nota come Ddl Mastella) che modifica e sospende alcuni aspetti della riforma dell'ordinamento giudiziario licenziata nella XIV legislatura, in particolare per quanto riguarda le disposizioni sulla separazione della carriere dei magistrati e sull'accesso in magistratura.

• All'inizio del febbraio 2007 egli viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all'epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era vicepresidente della società e membro del consiglio di amministrazione. Interpellato al riguardo, Mastella si è dichiarato estraneo al crac, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.

• A settembre 2007 ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di disporre il trasferimento cautelare d'ufficio nei confronti del pubblico ministero di Catanzaro Luigi de Magistris, il magistrato stava indagando su un presunto comitato d'affari composto da politici e magistrati lucani

• Il 14 ottobre 2007 Mastella viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchesta "Why not": l'ipotesi di reato è abuso di ufficio. Il coinvolgimento del Ministro nell'inchiesta sarebbe motivato dai suoi presunti rapporti con l'imprenditore Antonio Saladino. L'indagine coinvolgerebbe l'attività imprenditoriale di Saladino, titolare in passato di una società di lavoro interinale denominata "Why Not". Agli atti figurano, tra l'altro, intercettazioni di colloqui telefonici tra Mastella e Saladino.

• Il 16 gennaio 2008, dopo il provvedimento di arresti domiciliari nei confronti della moglie Sandra Lonardo, Mastella presenta le sue dimissioni da ministro, sostenendo di essere vittima, insieme alla sua famiglia, di un attacco della Magistratura. Le dimissioni vengono respinte dal Presidente del Consiglio Romano Prodi e nel tardo pomeriggio della stessa giornata le agenzie di stampa scrivono che anche lo stesso Mastella sarebbe indagato nell'ambito dell'inchiesta riguardante la moglie.
• Le sue dimissioni dalla carica sono motivate dalla "mancata solidarietà politica" da parte del centro-sinistra rispetto alla vicenda che lo vede indagato.

• Il giorno seguente, Mastella conferma le proprie dimissioni ed annuncia che il suo partito, l'Udeur, darà "appoggio esterno" al Governo; il 21 gennaio 2008, Mastella modifica la propria posizione dichiarando di uscire dalla maggioranza e di voler votare no alla questione di fiducia

• Il 21 gennaio 2008 apre la crisi di governo durante un comunicato stampa dalla sede dell'UDEUR dichiarando di lasciare la maggioranza dopo 2 anni

• Il 23 gennaio 2008 l'UDEUR si astiene sul voto di fiducia alla Camera dei deputati.

• Il 24 gennaio 2008 il Governo Prodi cade a seguito del voto contrario alla fiducia. Votano contro la fiducia anche due dei tre senatori dell'UDEUR.

• Il giornale di partito il Campanile è stato oggetto di diverse indagini giornalistiche che ne hanno evidenziato la funzione "privata". In altri termini oltre un milione e trecentomila euro di finanziamenti pubblici (stando al solo 2005) sono serviti per pagare il contributo fattivo di Clemente Mastella [20], viaggi e trasferte della famiglia Mastella (98.000 euro nel 2005), liberalità e spese di rappresentanza (141.000 euro), liberalità (22.000), pacchi, dolciumi e torroni (17.000). In altri termini, secondo una indagine de L'Espresso, "all'ombra del 'Campanile' Clemente Mastella, i suoi familiari e le loro società hanno ottenuto soldi e vantaggi grazie a un giornale finanziato con i soldi dei contribuenti.

Nasce il PDL: AN e FI insieme al voto il 13 e 14 aprile

Ansa ROMA - Silvio Berlusconi, in collegamento con ‘Panorama del giorno’, dice addio ai simboli di Fi e An e annuncia un accordo con Gianfranco Fini per dar vita ad una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo del Popolo della libertà.

Il Cavaliere e’ al momento a colloquio con lo stesso Fini a Palazzo Grazioli.Berlusconi, nel corso della diretta telefonica, ha confermato le indiscrezioni di stampa su un’unica lista Fi-An. A Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, che gli chiedeva se fosse vero che i due partiti si sarebbe uniti in una sola lista con un unico simbolo, il Cavaliere ha risposto: “Non soltanto Fi e An, ma tutti coloro che ci staranno”.

“Altro non è - ha proseguito Berlusconi - che un ulteriore passo avanti” in quel processo “che aveva trovato conferma pubblica a Piazza San Babila: un movimento grande e importante che unisse tutti i cittadini italiani, liberali e moderati, che non si riconoscono nella sinistra”. Quanto al nome della nuova formazione unica, Berlusconi non ha dubbi: “I cittadini - ha detto - hanno scelto il nome optando per il ‘Popolo della liberta’”. L’ex premier ci tiene a sottolineare che non si tratta di una risposta alla corsa solitaria di Veltroni. “Nessuna contromossa”, ha sostenuto, sottolineando poi che il leader del Pd “si doveva togliere dall’abbraccio mortale della sinistra”. I simboli di Fi e An dunque non ci saranno? “Né il simbolo di Fi né quello di An”, ha detto, annunciando che “entro oggi” ci sarà un “incontro con Fini e Bossi per definire i particolari”.

“Dentro il Popolo delle libertà saranno accolti tutti, spero anche l’Udc e tutti i rappresentanti dei partiti più piccoli che vorranno unirsi a noi, mentre la Lega, che è un partito territoriale, si federerà al Pdl”. Così Silvio Berlusconi, nel corso di ‘Panorama del giorno’ su Canale 5, precisa i contorni del progetto di una lista unica Fi-An. Il leader di Fi ha anche parlato di gruppi unici a Camera e Senato.

Casini: "L’imposizione di un partito unico rispondente ad una estemporanea operazione elettorale non ci interessa oggi come non ci interessava ieri". Così Pier Ferdinando Casini ha bocciato da Bologna l’ipotesi della lista unica lanciata. "Se la scelta di Berlusconi e Fini impedirà una nuova alleanza per il governo del Paese, ci presenteremo autonomamente, parlando agli italiani un linguaggio di verità e responsabilità". Il leader dell'Udc, però, non esclude la possibilità di una federazione con il Pdl: "E' una possibilità concreta a cui siamo disponibili".


La risposta del Cavaliere "Io spero che aderiscano, ma se l’Udc non aderisce noi andremo avanti ugualmente". Lo ha detto il presidente di Forza Italia conversando con i giornalisti al Plebiscito. "Nessuno può negare che siamo alleati - ha detto Berlusconi - ma non nella stessa coalizione. Per questo possono presentarsi da soli e poi in parlamento, quindi, potremo naturalmente trovare un accordo per farli entrare nell’alleanza". Per Berlusconi "l’Udc non può fare come la Lega che è un partito territoriale e che, come sul modello della Bavaria, credo si presenterà soltanto in certe regioni".


Fini: "D'accordo con Berlusconi" "Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al popolo delle libertà, una unica voce in parlamento". Gianfranco Fini dopo un vertice di tre ore e mezza a Palazzo Grazioli con Berlusconi conferma la nascita della lista del Popolo delle libertà. "Abbiamo sempre sostenuto che tutti gli elettori del centrodestra sono animati da una spinta unitaria maggiore di quella degli eletti dei partiti. Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Ppe, mi auguro che gli amici dell'Udc si uniscano a noi".

CASTELLI, BERLUSCONI ACCETTA POSIZIONI LEGA

MILANO - “Sostanzialmente Berlusconi accetta le posizioni della Lega, perché data la nostra peculiarità per noi non sarebbe stato possibile confluire e stemperarci in una lista unica”: lo ha detto il presidente dei senatori leghisti, Roberto Castelli, intervistato da Radio Padania a proposito delle dichiarazioni fatte da Berlusconi sul Pdl.
“Se gli altri partiti della Cdl - ha aggiunto Castelli - decidono di confluire in un unico simbolo mi sembra un fatto positivo, è anche una questione di semplificazione del quadro - ha aggiunto Castelli - La Lega, che ha la sua specificità si presenta federata e adesso occorre solo stabilire bene cosa vuol dire la parolina federata”. “Ma la sostanza - ha spiegato l’esponente leghista - per noi é il programma in cui ci devono essere i punti che riguardano la questione settentrionale. Noi porremo dei punti precisissimi, perché i patti siano chiari e l’amicizia lunga”. E all’intervistatore che gli ha chiesto se la questione delle tre Macroregioni che venne posta per la prima volta dal professor Gianfranco Miglio anni fa sia al centro del programma, Castelli ha replicato: “Questo è uno dei punti già noti e che sono stati elaborati nei mesi scorsi dal Parlamento del Nord che è stato l’organismo di spinta, elaborazione e sostegno della questione del Nord. Il nostro programma andrà concordato con gli alleati, naturalmente non ci aspettiamo che accettino tutto, ma certamente ci sono punti che per noi sono fondamentali e irrinunciabili”. “In ogni caso - ha concluso Castelli tornando alla questione del Pdl - il quadro si sta chiarendo bene a vantaggio delle elezioni. La semplificazione proposta da Berlusconi dimostra che non c’é bisogno di una nuova legge elettorale per chiarire le cose e andare incontro a quel che chiede l’opinione pubblica”.

Fonti: Ansa, Ladestra.info, IlGiornale

100 politici da salvare e rispedire in Parlamento


Il quotidiano economico “Italia Oggi” il 5 febbraio ha lanciato una simpatica iniziativa: ciascuno di noi potrà votare uno o piu’ parlamentari (fino a 3) da rispedire alla Camera o al Senato.

Basta inviare una mail a: classroma@class.it od a fbechis@class.it indicando fino a tre parlamentari preferiti con una breve motivazione sulla scelta, legata all’attività svolta in questi anni. Alla fine Italia Oggi stilerà una classifica e la inoltrerà alle segreterie partitiche, nella speranza che chi deciderà i candidati per le prossime elezioni ne tenga conto.

Attenzione le nomination dovranno riguardare esclusivamente chi è già in carica…

mercoledì 6 febbraio 2008

Giornata del Ricordo: AN Lanciano partecipa alla commemorazione dei martiri delle foibe

Alleanza Nazionale di Lanciano parteciperà alla "Giornata del Ricordo" organizzata dall'Amministrazione Comunale in collaborazione con il "Comitato 10 febbraio" per ricordare la memoria dei martiri delle foibe di Istria e di Dalmazia.
A seguito di quanto accaduto nei giorni scorsi, auspichiamo che quest'anno il ricordo sia più vivo che mai, poichè sono ancora tanti quelli che considerano questo evento erroneamente come una celebrazione "di parte".
Rendiamo onore a quelle migliaia di nostri connazionali massacrati al confine italo-jugoslavo tra il 1943 e il 1945 e gettati nelle foibe dai partigiani comunisti di Tito solo perchè italiani.
L'appuntamento è per domenica 10 febbraio alle ore 10,30 davanti al "Largo Martiri delle Foibe di Istria e Dalmazia" alla fine dei viali delle Rose.

Alle armi, cittadini... (di Marcello De Angelis)

Alle armi, cittadini...
(di Marcello De Angelis)




Elezioni sì, no, forse. Per noi, è scontato, elezioni subito. Per loro: “finché c’è vita c’è speranza”. Sircana, portavoce del governo uscente, assicura che l’esigenza del centrosinistra di allontanare l’inevitabile ritorno di un governo di centrodestra non ha nulla a che fare con la valanga di nomine di top manager e dirigenti delle aziende pubbliche previste in primavera. Difficile crederlo, perché per Prodi piazzare quelle centinaia di uomini fidati ai vertici dell’amministrazione sarebbe l’ennesimo strumento per tenere in ostaggio l’Italia, anche con un governo a lui estraneo.
I sondaggi non sono uno strumento indispensabile della politica, se non altro per la volatilità dei loro risultati; l’umore del pubblico è condizionato da così tanti e variabili elementi che i sondaggi andrebbero replicati quotidianamente. Cionondimeno la tendenza che tutti registrano, e che permane inesorabilmente, assegna ad una coalizione di centrodestra la certezza di una vittoria elettorale con ampio margine. Chi fa appello ad un governo a tempo sostenendo l’inevitabilità di una riforma elettorale perché le regole vigenti non darebbero garanzie di stabilità, mente. Con questa legge il centrodestra avrebbe una schiacciante maggioranza alla Camera e notevoli margini al Senato. L’ingovernabilità che si paventa, insomma, è che non governerebbero loro. Sui collegi esteri il problema fu la frammentazione del centrodestra in più liste. Basta andare uniti e vinciamo anche lì.
Per ora i problemi veri sono tutti nel centrosinistra. La crisi è stata interna, la coalizione è implosa. E non è neppure vero che l’elemento critico sia stato il solo Mastella. Già da tempo si percepiva che la duplicità tra Prodi e Veltroni sarebbe esplosa in una conflittualità aperta. Come nelle migliori tradizioni bizantine, il conflitto è stato realizzato per interposta persona. Prodi non ha attaccato Veltroni, ma quest’ultimo ha annunciato che il Partito democratico, con lui alla guida, poteva “andare da solo” ed è toccato ai prodiani di sinistra e di centro (da Rifondazione a Di Pietro) rispondere che erano disposti ad andare avanti con Romano, ma non con l’arrogante Walter.
Una nuova legge elettorale serve dunque a rideterminare le regole “interne” del centrosinistra, quello sì ormai ingovernabile con la legge esistente, e ristabilire i rapporti i forza.
Cosa faranno i personaggi e i partiti che hanno tolto il sostegno al governo Prodi in Parlamento? Cosa faranno i seguaci di Dini? Cosa farà Mastella? Una cosa è certa: la strada del ritorno è sbarrata. Una ipotesi di “centralismo” con questa legge elettorale è irrealizabile: o si sta da una parte o dall’altra.
Per ora, a livello locale, le alleanze reggono. Nel Consiglio regionale campano, dove la guerra tra Bassolino e la famiglia Mastella ha avuto inizio, i consiglieri dell’Udeur hanno rinunciato all’occasione di votare la sfiducia al presidente che ha fatto il delatore contro la moglie del loro capo. Hanno lasciato l’aula e mantenuto in vita la giunta. Lo stesso avviene in quasi tutte le amministrazioni locali di centrosinistra, dove mastelliani e diniani siedono ancora fianco a fianco con dipietristi e comunisti. Mantenere in sella le giunte significa, anche per loro, non perdere assessorati e posizioni strategiche che garantiscono rendite di posizione, clientele e consenso; perché privarsene?
Ma se la manovra preservatrice di Napolitano dovesse fallire e si andasse alle urne, anche queste commistioni vacillerebbero. Gli uscenti dell’Udeur, come gli amici di Dini, in caso di elezioni nazionali dovranno posizionarsi, e molto probabilmente sceglieranno la parte che gli offre maggiore accoglienza e con maggiori possibilità di successo. A quel punto non è verosimile che possano mantenersi in piedi le amministrazioni dove queste forze fanno la differenza, il che significherebbe un collasso globale del sistema di governo locale del centrosinistra con commissariamenti in ogni Comune e Provincia ed elezioni anticipate dove sia impossibile commissariare. Lo spettro del voto anticipato grava anche sulle Regioni. In Sicilia, ovviamente, le dimissioni di Cuffaro imporranno di andare alle urne quasi contemporaneamente alle eventuali Politiche, il che rappresenterà un dato molto importante.
Avere chiaro in mente questo scenario aiuterà ognuno a prepararsi per quello che verrà e soprattutto a far comprendere sul proprio territorio, a chi è troppo miope per vederlo, che anche a livello locale le scelte di campo non resteranno improcrastinabili per molto tempo ancora.
Comunque sia, qualunque tentativo facciano i potentati, questa fase è conclusa e qualsiasi soluzione che non siano elezioni immediate non rappresenterà che un prolungamento dell’agonia della nazione senza alcuna possibilità per il centrosinistra di riconquistare consensi. Questa volta, cambiare cavallo in corsa come fecero nel ’96 sacrificando Prodi a favore di D’Alema, non funzionerà. Anche se questi erano i piani, da noi già da tempo svelati, di Veltroni e degli altri ex-Pci.
La campagna elettorale è dunque riaperta e sarà permanente. Nessuno stia con le mani in mano. La “rivoluzione italiana”, che sognammo nel ’94 e che ci è sempre sfuggita di mano, è di nuovo a portata.
E quanto mai necessaria…


FONTE: Rivista Mensile AREA - febbraio 2008

lunedì 4 febbraio 2008

VIGLIACCHI! Danneggiata la targa dedicata ai Martiri delle Foibe d'Istria e Dalmazia a Lanciano

Sdegno e vergogna per il gesto incivile, stupido e vigliacco che qualche ignorante e irrispettoso ha compiuto ieri notte contro la targa dedicata ai Martiri delle Foibe di Istria e Dalmazia posto alla fine dei Viali delle Rose a Lanciano.
Gli autori dell’atto vandalico non fanno altro che continuare a seminare un clima di odio, quello stesso odio che portò al massacro di migliaia di nostri connazionali da parte dei partigiani comunisti di Tito al confine italo-jugoslavo per il solo fatto di essere italiani.
Un gesto deplorevole da parte di chi ancora oggi non accetta la storicizzazione di questa immane tragedia italiana.
Esprimiamo solidarietà profonda al “Comitato 10 febbraio” che ogni anno è impegnato nel ricordo di questo evento e soprattutto il nostro pensiero va ai familiari di quelle innocenti vittime la cui memoria si è tentato di profanare con questo gesto vandalico.
Auspichiamo che quest’anno, ancor più del passato, la Giornata del Ricordo dei martiri delle foibe – prevista domenica prossima- sia celebrata con la dovuta importanza e chiediamo che in quell’occasione l’Amministrazione Comunale si impegni al ripristino della targa danneggiata.

sabato 2 febbraio 2008

Eletto il nuovo Consiglio dell'Ordine forense di Lanciano

Quattro donne elette – ed è la prima volta nella storia del Consiglio forense di Lanciano: affluenza più alta che nel precedente turno (319 su 293 che si erano recati alle urne una settimana fa); sei consiglieri eletti per la lista n. 1, capeggiata dall’avvocato Sandro Sala, tre per quella guidata dall’avvocato Marco Di Domenico.
Sono queste le indicazioni emerse nel turno di ballottaggio che quest’oggi si è svolto al Tribunale di Lanciano per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli avvocati frentani. Un’affermazione larga quella ottenuta dalla lista che faceva riferimento all’avv. Sala.
I numeri che erano venuti fuori nella precedente tornata sono stati ampiamente confermati nel ballottaggio. La lista n. 2, capeggiata dall’avvocato Di Domenico, ha recuperato voti grazie a un intelligente gioco di squadra – gli avvocati Anna Maria Pasquini, Danilo Di Rocco e Domenico Sciorra, ieri avevano annunciato di non volersi cimentare nel ballottaggio in modo fa far votare gli altri candidati che avevano raccolto un miglior numero di preferenze – ed è riuscita ad ottenere tre rappresentati nel nuovo consiglio.
“Sono molto soddisfatto del risultato. Molti colleghi hanno voluto votarci considerando il programma che abbiamo loro proposto attuabile – ha commentato l’avvocato Sala, che non ha preso parte al turno di ballottaggio, avendo ottenuto, già nella prima prova elettorale, ampi consensi – 172 – che gli avevano fatto superare il quorum, fissato a quota 149 voti. Oltre all’avvocato Sala, che s’avvia a diventare il nuovo presidente del COA di Lanciano, sono stati eletti i colleghi Pietro Di Ienno, che ha ottenuto 146 voti; Silvana Vassalli, 141; Tito Antonini, 139; Alessandro Geniola, 139 (lista n. 2); Marco Di Domenico 134; Nicla D’Angelo 129 (lista n. 2); Angela Di Cicco 126; Angela Mario Nigro, 122.
La prima riunione del consiglio appena eletto è stata convocata il prossimo 11 febbraio. La speranza ora che messi da parte i dualismi ci si metta al lavoro nell'interesse del Foro lancianese, che vanta una storia e una tradizione bicentenaria.
Fonte: Il Giornale della Frentania

Marco Del Vecchio al Lanciano




La notizia è di quelle che faranno sicuramente piacere alla tifoseria lancianese. Di lui si era parlato qualche settimana fa.


Il suo nome era circolato con una certa insistenza perché dopo tante battaglie con la Roma e poi le ultime con l’Ascoli, era rimasto “disoccupato” e l’amicizia con Francesco Moriero, che è stato anche suo compagno di in casacca giallorosa, aveva appunto fatto ritenere che Marco Delvecchio sarebbe potuto finire a Lanciano.


Adesso pare che l’accordo sia stato raggiunto e per la società rossonera questo può rappresentare l’acquisto più altisonante della sua storia. Il curriculum del 35enne attaccante di Milano è impressionante: 326 gare giocate in serie A e 85 gol realizzati (in particolare con la Roma, dove ha segnato 77 gol in 269 presenze).


In Nazionale, dove ha giocato dal 1998 al 2004, ha totalizzato 24 presenze ed ha segnato 4 reti, la più significativa fu quello segnato alla Francia nella finale dell'Europeo 2000, persa dagli azzurri per 2-1 al golden gol. Ha vinto uno scudetto con la Roma nella stagione 2000-2001. Lo scorso anno ad Ascoli è rimasto vittima di un incidente al ginocchio. Moriero, come nel caso di Delli Carri, potrebbe impiegarlo in spezzoni di partita e apportare quel tasso d’esperienza fondamentale in una squadra giovane come il Lanciano di oggi. Entro domani se ne saprà di più. Per quanto riguarda la società, proseguono gli incontri tra Riccardo Angelucci e i nuovi soci che andranno a formare la base del nuovo Lanciano.


Stasera, secondo alcuni attendibili fonti, Angelucci ha visto la Roberta Prospero che ha il 7 per cento delle quote (che non sono state sequestrate, come invece avvenuto, su disposizione del Tribunale di Lanciano, per quelle di Patrizia Bernardi Patrizi, moglie del presidente Paolo Di Stanislao). Sempre secondo alcune voci circolate in giornata, la Prospero sarebbe disposta ad aumentare la sua partecipazione nella società. Molto dipenderà da quel che vorrà fare Angelo Renzetti. Il professionista di origini abruzzesi ma che vive in Svizzera, a giorni dovrebbe finalmente sciogliere il nodo sul suo ingresso in società, insieme ad altri imprenditori locali, che Angelucci incontrerà nella giornata di domani.


Fonte: Il Giornale della Frentania

mercoledì 30 gennaio 2008

Prodi è caduto in disgrazia con tutti i suoi amici...

Le immagini sono tratte da: La Destra.info Designer R.Laren






Di Stefano:“Sull’insediamento del Centro Oli Del Turco rifiuta il confronto”

«Sull’insediamento del Centro Oli dell’Eni ad Ortona Del Turco rifiuta il confronto» è l’accusa lanciata dal consigliere regionale di An, Fabrizio Di Stefano, a margine dei lavori del Consiglio Regionale in corso di svolgimento a Pescara.
«La mia proposta di legge che prevedeva la sospensione di qualsiasi insediamento industriale nei territori che dovrebbero entrare nel perimetro del Parco della Costa Teatina era giacente da tempo in commissione – spiega Di Stefano – per cui ho ritenuto opportuno richiederne l’iscrizione senza relazione all’ordine del giorno del Consiglio così come previsto dal regolamento, ma Del Turco, accortosi che la sua maggioranza si stava sfilacciando, ha richiamato tutti all’ordine chiedendo il rinvio del provvedimento in commissione, eliminando così ogni possibilità di confronto su una vicenda ancora tutta da chiarire».
«Da mesi, infatti – prosegue il consigliere di An – sono stati resi noti i dati del Mario Negri Sud che mettono in guardia dai rischi per la salute connessi alla realizzazione del progetto dell’Eni, nonostante ciò Del Turco ritiene che non sia un argomento da approfondire e obbliga al silenzio l’assemblea regionale».
«Da parte nostra – conclude Di Stefano – c’è la volontà di discutere sul problema avendo la certezza che fino a quando non avremo ben chiari tutti gli aspetti di ordine sanitario ed ambientale non ci sarà il via libera al progetto: ci fa piacere che alcuni consiglieri di maggioranza come il collega D’Alessandro, l’Italia dei Valori ed altri abbiano condiviso questo intento, purtroppo la loro presa di posizione non è stata sufficiente a sconfiggere la politica dello struzzo imposta dal governatore regionale».

domenica 27 gennaio 2008

Conferenza programmatica di AN Abruzzo con Gianni Alemanno


“Non si raccolgono consensi abbandonando la propria identità e se stessi”.


Gianni Alemanno, personalità tra le più importanti di Alleanza Nazionale, ha concluso in questo modo, rifacendosi ad un’affermazione del presidente francese Sarkozy, il suo intervento alla conferenza programmatica del partito che An ha tenuto a Palazzo Sirena nel pomeriggio di sabato.
La folta platea di dirigenti e militanti finiani era già calda, quando ha preso a parola l’ex ministro. L’entusiasmo nasce soprattutto dalla caduta del governo. Il leitmotiv, il comandamento, dei vari interventi per i quali si sono avvicendati il coordinatore provinciale Mauro Febbo, il coordinatore regionale Fabrizio Di Stefano e gli altri, è stato uno e uno solo: tornare a governare il Paese per rimandare a casa Coletti e Del Turco. Ma anche gli altri presidenti delle varie province abruzzesi, tutte di centrosinistra.

An dunque nei prossimi giorni lavorerà per realizzare la grande Alleanza per l’Italia, “ora più che mai una necessità – ha sottolineato Alemanno – per un cambiamento profondo del nostro Paese”. Per raggiungere pienamente l’obiettivo bisogna andare alle elezioni anticipate. Non ha dubbi, l’ex ministro. “Dopo che hanno rifiutato, all’indomani del loro insediamento, visto il sostanziale pareggio nei voti, la proposta di un governo da guidarsi con un’ampia coalizione, constatato che in questi due anni non hanno fatto altro che penalizzare tutte le categorie a noi legate, assistito al modo in cui hanno concluso la loro esperienza, non vedo margini di intesa con il centrosinistra. Non è possibile un governo istituzionale basato sull’astensione d uno dei due poli. Il centrodestra deve essere unito e coeso e tornare a governare l’Italia. Subito”.

Un centrodestra di nuovo capeggiato da Silvio Berlusconi. “La leadership di Berlusconi è indiscutibile, il suo è il partito più forte”, ha sentenziato Alemanno. Al centro dell’attenzione della conferenza abruzzese il documento “Un’Alleanza per l’Italia: ecco la sfida del futuro”, predisposto dai vertici del partito in vista della conferenza nazionale che An terrà a Milano tra il 14 e il 16 marzo prossimi. “Con la fine della disastrosa esperienza del governo Prodi – ha spiegato Di Stefano – è quanto mai necessario accelerare la fase di costruzione di quel partito degli italiani di cui parla Gianfranco Fini: un progetto politico che ridia una voglia di futuro alla nostra comunità nazionale, per uscire dalla sindrome di chi pensa a un’Italia priva di prospettive».

Sul documento finale che sarà approvato a Milano, nel quale si tornerà a dar peso all’identità nazionale, al valore della vita e della dignità della persona, alla famiglia, alla legalità, ad un’equità fiscale che tuteli il ceto medio, al diritto al lavoro e alla sicurezza dei lavoratori, al welfare, anche l’Abruzzo darà, dunque, il suo contributo. “An - ha aggiunto Di Stefano - è un partito dalle solide radici e, consapevole della centralità del suo ruolo, intende incidere profondamente sulla società per concorrere al rilancio della nazione e per innescare un nuovo protagonismo economico e sociale, a partire dalla nostra Regione. È per questo – ha concluso – che lanciamo un appello ai cittadini, alle altre forze politiche, alle parti sociali, alle associazioni, affinché si possa costruire un centro-destra capace di allargare i suoi consensi e di candidarsi stabilmente, e ad ogni livello, alla guida del Paese».


Fonte: Cronaca d’Abruzzo (di Simone Daita)


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"La posizione di An nell'incontro che avremo con il Presidente Napolitano sara' assolutamente unitaria. Riteniamo che l'unica strada per uscire dall'attuale crisi sia quella di convocare subito le elezioni, non attendere altro tempo. L'Italia ha bisogno di un nuovo governo".


Cosi' il deputato di An Gianni Alemanno, oggi a margine di una riunione dei vertici regionali di An, riuniti a Fancavilla al Mare, per la conferenza programmatica regionale del partito. "Occorre evitare che ci siano assolutamente pateracchi che non servirebbero a fare le riforme, ma soltanto a confondere le idee agli italiani e a far perdere tempo all'Italia".


"In un grande atto di responsabilita', ha deciso di fare un atto d'amore nei confronti della Sicilia: dimettersi e andare a nuove elezioni."Cio' ha aggiunto Alemanno sulle dimissioni del presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro. "Cio' dimostra che quando ci sono di mezzo persone del centrodestra, ci sono gli atti di responsabilita' che, invece, non vediamo in personaggi come Bassolino. Il governatore della Campania ieri si e' fatto respingere la mozione di sfiducia. Cuffaro, invece, ha preferito dimettersi con un forte atto di responsabilita'".


Fonte: leggimi.eu

giovedì 24 gennaio 2008

Caduta Prodi: video dei festeggiamenti in aula e in strada...

Il momento della caduta di Prodi al Senato!




Al Senato si festeggia con spumante e mortadella!!!




PRODI VATTENE... PRODI VATTENE... PRODI VATTENE... PRODI VATTENE...
ENTUSIASMO A ROMA PER LA FINE DEL GOVERNO PRODI
E' STATO COME VINCERE UN ALTRO MONDIALE DI CALCIO!!!




Festeggiamenti davanti a Palazzo Chigi



Festeggiamenti di fronte Palazzo Madama!

Prodi sfiduciato: cade il Governo. W l’Italia!



Il giorno tanto sperato è finalmente arrivato! Tutti a casa! Subito!


Il Governo Prodi è appena caduto a Palazzo Madama, non ottenendo la fiducia dal Senato (156 SI; 161 NO).


L’ormai ex-maggioranza è praticamente implosa. Il carrozzone multicolore del centro-sinistra italiano si è praticamente sfasciato a meno di 2 anni dal suo insediamento; un carrozzone troppo eterogeneo, unito sempre e solo dall'ormai vetusto e perdente collante dell’anti-berlusconismo e da beceri interessi di bottega. La rivoluzione catto-comunista è rimandata sine die!

Mentre scrivo l’ormai ex-premier Prodi si sta recando al Quirinale per formalizzare le dimissioni al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Finalmente –e spero per sempre- l’Italia si libera di Romano Prodi, il peggior Presidente del Consiglio che l’Italia repubblicana ricordi.
Finalmente è caduto in Parlamento un governo che già da molto tempo era minoranza nel Paese.


Oggi vengono a galla tutte le contraddizioni di questa fallimentare esperienza del centrosinistra nostrano: che fosse un carrozzone sgangherato lo si era capito sin dall’inizio, dalla presentazione di un programma elettorale che aveva l’abilità di dire tutto e niente, per non dispiacere ora a questo alleato ora all’altro.



E così l’Italia, in questi tragici 20 mesi di legislatura di centro-sinistra, è rimasta al palo in tutti i settori, ha perso terreno nel percorso delle riforme e dello sviluppo e l’immagine internazionale, da ultimo con il caso “emergenza rifiuti” ed il grave episodio del Papa all’Università di Roma, si è fortemente indebolita e ridicolizzata.




TAV sì, TAV no, PACS sì, PACS no, liberalizzazioni, riforma della scuola e dell’università, riforma del mondo del lavoro: appena si metteva mano ad uno qualsiasi dei settori, un alleato era pronto ad alzare la voce e a minacciare crisi di governo. E l’Italia si è bloccata!





Un esecutivo che mai prima di oggi è stato tanto contestato da tutte le categorie sociali, da tutti gli operatori, dall’intero Paese. Oggi l’Italia è più povera e più insicura. L’immigrazione e la sicurezza sono ancora priorità nell’agenda politica.
Ora è necessario ricominciare, il popolo italiano chiede una svolta, un segno forte di discontinuità. Il Parlamento ha finalmente recepito il malessere crescente e l’insofferenza serpeggiante tra i cittadini comuni stufi e impoveriti.
Chi verrà dopo Prodi, a seguito di elezioni regolari, avrà grandi responsabilità nel percorso di risanamento del Paese.

Cosa succederà nelle prossime ore? Gli scenari possibili sono 3:


  • Napolitano reincarica Prodi per verificare la possibilità di un governo più snello a termine. Ipotesi molto improbabile, proprio a seguito della sfiducia appena incassata al Senato.

  • Il Presidente della Repubblica affida l’incarico di formare un nuovo Governo ad un’alta personalità, gradita ad entrambi gli schieramenti per formare un Governo “istituzionale”, di traghettamento verso le imminenti elezioni politiche. Pochi punti nell’agenda politica, tra cui la riforma della legge elettorale. I candidati a questo incarico potrebbero essere Franco Marini, Giuliano Amato o qualche profilo più tecnico (Mario Draghi o Mario Monti).

  • Napolitano convoca direttamente i comizi elettorali da tenersi il prima possibile (probabilmente in primavera).

Romano Prodi paga oggi a caro prezzo la sua arroganza e la sua testardaggine ma, putroppo, chi paga di più in questo momento è l’Italia tutta, perché è evidente il momento di enorme debolezza politica, ma anche economica e sociale, che il nostro paese sta attraversando.


La decisione più saggia (e forse più probabile) è quella di un governo istituzionale breve, con l’accordo dei principali partiti dei 2 schieramenti che convergono su una legge elettorale condivisa.


Una legge elettorale che dovrà impedire il sorgere di mini-aggregazioni partitiche, che spuntano come funghi già all’indomani delle elezioni, nel consesso parlamentare. Sbarramento alto, logica di coalizione, premio di maggioranza: ecco i cardini di una buona legge elettorale, buona per entrambi gli schieramenti, perchè garantisce governabilità e stabilità evitando un indegno ricatto quotidiano anche di singoli parlamentari, buona per il Paese che vuole e deve ripartire e combattere la recessione.

Vedremo nelle prossime ora cosa accadrà…


Marco Di Giovanni

Conferenza Regionale di AN: sabato 26 gennaio a Francavilla

In vista della conferenza nazionale "Un'Alleanza per l'Italia: ecco la sfida del futuro" (Milano, 14-15-16 marzo), il Presidente Gianfranco Fini ha inviato a tutte le federazioni il testo del documento base da fare oggetto di confronto a livello locale.
A tal proposito la relazione sarà discussa nel corso della Conferenza Regionale di Alleanza Nazionale convocata Sabato 26 gennaio - ore 16 - Palazzo Sirena - Francavilla al Mare.
E' un momento importante per il nostro partito, in un clima politico confuso e che vede le elezioni politiche sempre più imminenti: da qui ripartirà il cammino di Alleanza Nazionale, un'Alleanza per l'Italia e per gli Italiani.

Ai lavori parteciperà l'On. Gianni Alemanno.

Tutti gli iscritti ed i simpatizzanti sono invitati a partecipare.

CLICCA QUI PER IL DOCUMENTO COMPLETO


Per informazioni: anlanciano@libero.it - Cell. 328.4614491

Il Presidente
Marco Di Giovanni

Sessantottismi: Dibattito sul '68 quarant'anni dopo

Venerdì 25 gennaio - ore 18.30 Auditorium "Le Crocelle" - Via dei Crociferi, 1 - CHIETI

Sessantottismi. Dibattito sul '68, 40 anni dopo.

Saluto di Fabrizio Di Stefano (Ufficio di Presidenza - Consiglio Regionale dell'Abruzzo)

Intervengono:
  • Aldo BRANDIRALI
  • Giampiero MUGHINI
  • Marcello VENEZIANI

COOP Lanciano: chiuderà? L'ombra di una speculazione...

Rischiano la chiusura i magazzini Coop di via San Giovanni da Capestrano a Lanciano.
L'attuale consiglio di amministrazione della "Cooperativa Abruzzo", presieduta da Angelo Morena, ha infatti, stabilito, senza interpellare i 4 mila soci, di smantellare l'attivita' e di vendere i locali che ospitano l'esercizio commerciale.
L'assemblea dei soci e' stata convocata per il 31 gennaio prossimo, alle 18, ma in quella riunione le migliaia di soci che 25 anni fa hanno dato vita alla Coop si troveranno davanti a decisioni gia' prese, che potranno solo ratificare. L'assemblea "pletorica" infatti, si trovera' a discutere di un ordine del giorno che parla di "approvazione del contratto preliminare per l'alienazione dell'immobile" e di "approvazione del contratto preliminare di cessione del ramo d'azienda per l'esercizio dell'attivita' di vendita al dettaglio di generi alimentari e non".
"Un'operazione - dice Antonio Manzi, socio della Coop di cui e' stato per 15 anni presidente - priva di fondamento, non giustificata neppure dalle esigue perdite dell'attivita' commerciale. Non si puo' cancellare senza ragione un pezzo di storia della citta'. Occorre prendere tempo - aggiunge - e scegliere le strade migliori da seguire. Non c'e' fretta e non c'e' ragione di smembrare la struttura in questa maniera e di mandare allo sbaraglio anche 9 lavoratori, che hanno finora avuto solo rassicurazioni verbali sul proprio futuro". Per scongiurare la chiusura della Coop ieri sera un gruppo di soci si e' riunito, ha costituito un comitato spontaneo e ha incaricato un gruppo di legali di verificare la regolarita' delle operazioni di vendita in atto, ritenendo che, in questa vicenda, finora passata sotto silenzio, non sempre sarebbero state rispettate le leggi e le norme statutarie.
"Esistono - riprende Manzi - proposte alternative allo smantellamento e alla messa in liquidazione della Coop. Ci sono imprenditori abruzzesi interessati e pronti a rilevare la struttura commerciale e a rilanciarla, a risolvere i problemi senza speculazioni". Il magazzino, nei progetti degli attuali vertici, che hanno ignorato anche la Legacoop Abruzzo, dovrebbe finire nelle mani di imprenditori emiliani pronti a trasformarlo temporaneamente in discount. Ma in quell'area, per il futuro, e' previsto un progetto di "edilizia concertata", gia' depositato in Comune, per la realizzazione di palazzine ad uso residenziale.

Da Leggimi.eu

mercoledì 16 gennaio 2008

MASTELLA SI E' DIMESSO! FINALMENTE!!!



Finalmente una bella notizia!




Clemente Mastella si è appena dimesso da Ministro della Giustizia a causa di una vicenda giudiziaria che sta coinvolgendo la sua famiglia portando agli arresti domiciliari la moglie, Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio Regionale della Campania.