giovedì 18 ottobre 2007

Dall'autunno a primavera (di Marcello De Angelis)

di Marcello De Angelis
AREA - Mensile della Destra Sociale - Ottobre 2007



Dal primo giorno di questa legislatura è partito una sorta di gioco sul quanto sarebbe durato il governo in carica. La suggestione immediata della sua fragilità ha creato aspettative di rivalsa fortemente sostenute da continui annunci, da parte della stampa, di ribaltoni, crolli o spallate.
Poi ci si è messa anche la cosiddetta antipolitica: campagne più o meno orchestrate di delegittimazione del Parlamento o del ceto politico in generale, colpevole di guadagnare troppo, di avere troppi privilegi, di prendere la pensione troppo presto, di lavorare poco e male, di essere disonesto o quasi criminale e via dicendo senza freni ed inibizioni e senza nemmeno a volte la pretesa di attenersi a fatti reali o riscontrabili.

Dinanzi a questa valanga di attacchi, la politica è rimasta pressoché inerme e rassegnata al patibolo, tanto che i più avveduti hanno preferito, o almeno tentato, di seguire la corrente schierandosi dalla parte di chi chiede a gran voce la ghigliottina, nella speranza di prendere le distanze dai propri colleghi e risparmiarsi l’esecuzione.Ma al continuo auspicio di un rapido crollo del governo, che lasciava trapelare almeno una speranza illusoria che il prossimo potesse essere meglio, si è sostituito un cupo annuncio di un crollo totale del sistema senza alcuna indicazione di quale potrebbe essere un futuro migliore.

Una volta creata l’illusione che l’opposizione, contro ogni logica ed in particolare quella dei numeri, potesse dare una “spallata” alla maggioranza e far cadere il governo, le stesse prestigiose penne che scrivono sulle prestigiose testate hanno fatto a gara a trovare le spiegazioni più forti del perché questo non accadesse.
Così si è fatta strada l’ennesima straordinaria superstizione che vedrebbe tutti i neoletti uniti in una cospirazione finalizzata a far durare questa legislatura il tempo necessario per maturare il minimo della pensione. Così, in questo straordinario campionario di arguzie, i neoeletti del centrodestra sarebbero tutti traditori e mercenari, impegnati a sostenere il governo nemico per la prospettiva di aggiungere trenta denari al proprio budget mensile, una volta raggiunta l’età pensionabile.

Vale la pena di chiarire almeno un punto e cioè che, in base alle regole della nostra democrazia, solo la maggioranza può far cadere la maggioranza.
Per fare un governo ci vuole almeno la metà più uno dei parlamentari che lo sostengano; se si ha la metà meno uno si è minoranza e si sta all’opposizione.
Questo solo perché si capisca che il governo Prodi lo possono far cadere solo i partiti che lo sostengono, privandolo del sostegno.

Potrebbe farlo la sinistra radicale, certo, e tutti gli analisti più astuti ne parlano da tempo. Il governo Prodi non soddisfa in nulla le aspettative degli elettori comunisti né dei loro rappresentanti, potrebbero quindi staccarsi da Prodi per non perdere tutto il consenso. Ma per andare dove? Con la certezza confermata quotidianamente dai sondaggi che, in caso di elezioni anticipate, il centrodestra avrebbe la maggioranza, far cadere il governo Prodi significherebbe condannarsi ad anni di dura opposizione nella speranza di un lungo lavoro di recupero degli elettori delusi.
La situazione è ben diversa per gli alleati centristi o non-deologici come Mastella, Di Pietro e Dini. Questi potrebbero trovare una collocazione sia da una parte che dall’altra dello schieramento e giustificare col proprio elettorato scelte alternative. Allora perché non lo fanno? Forse stanno aspettando il momento opportuno. Intanto criticano il proprio governo dall’interno, prendendo le distanze. La responsabilità della tenuta del governo oggi è principalmente loro. Tutto il resto sono leggende imbecilli e strumentali per gettare fumo negli occhi agli italiani, oggi più che mai pronti a cadere vittime di ogni truffatore e grillo parlante.

Ma bisogna, malgrado tutto, continuare ad avere fiducia nel popolo, perché la politica muore non già quando il popolo smette di credere nella politica, ma bensì quando chi fa politica perde la fiducia e ritiene che per la propria gente non valga più la pena di battersi o buttare il tempo nel tentativo di aprirgli gli occhi. I veri nemici del popolo e della politica sono i demagoghi, quelli che in ogni occasione dicono alla gente quel che vuole sentirsi dire, per restare sempre a galla e farsi poi gli affari propri senza bisogno di rendere conto a nessuno.
E noi vogliamo credere che questo momento di follia collettiva, indotto da untori che avvelenano i pozzi delle coscienze e fanno perdere la vista a molti, stia per finire.

Questo governo può davvero cadere. Le cose potrebbero subire un’accelerazione se verrà approvata una nuova legge elettorale, come tutti promettono e come anche il presidente della Repubblica chiede a gran voce. Anche se Prodi afferma che questo non porterebbe tecnicamente ad elezioni anticipate, è chiaro a tutti che sarebbe difficile tenere in carica un Parlamento espresso da una legge elettorale che sia stata soppressa, smentita ed emendata. Molti ipotizzano che questo potrebbe accadere in primavera, perché altrimenti si rischierebbe di finire nei tempi maturi per lo svolgimento del referendum di riforma elettorale e farsi cambiare le regole dalla “gente comune” sarebbe per il Parlamento una delegittimazione ancora maggiore.
Quindi, forse, la prova d’esame non è poi così lontana e ognuno raccoglierà ciò che ha seminato.
Quello che faremo allora in questi tre mesi sarà la semina di ciò che raccoglieremo a giugno. Se avremo lavorato bene forse Prodi non ci sarà più e, se saremo in grado, forse daremo all’Italia qualcosa di meglio.

Sempre se ce lo saremo meritato e se i nemici fortissimi della politica non saranno già riusciti ad immettere sul mercato un nuovo prodotto, artificiale e abbacinante, che avrà risolto tutti i nostri problemi, sostituendoci con una nuova tecnocrazia alla moda che non avrà nulla per cui farsi criticare. Eccetto forse la fine dei sogni e dei grandi racconti. Ma a quello penserà la televisione.

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